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Autore Topic: AC: a quarant’anni dall’”operazione Concilio”  (Letto 17 volte)
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« il: Novembre 06, 2009, 10:30:25 »

di Paolo Trionfini

Quarant’anni fa, il 1° novembre del 1969, nella data simbolica della solennità dei santi, è entrato in vigore il nuovo Statuto, attraverso il quale l’Azione Cattolica Italiana ha recepito lo spirito del Concilio Vaticano II. Nella lettera di approvazione, siglata il 10 ottobre 1969, Paolo VI ha ribadito la speranza «fiduciosa e fondata» che l’associazione ha «saputo mantenersi identica a se stessa in talune sue note essenziali, e insieme corrispondere alle particolari necessità del momento, opportunamente interpretando i segni dei tempi e trovando le soluzioni più adatte alle mutevoli istanze dell’evoluzione storica». In questo spirito, infatti, all’indomani della conclusione del Vaticano II, il presidente Vittorio Bachelet ha avviato il processo di rinnovamento associativo per poter cogliere fecondamente i frutti del Concilio.

Nella sovrabbondanza dei doni che la Chiesa universale ha ricevuto attraverso l’assise, alcuni «segni» hanno interpellato più direttamente l’Azione Cattolica: innanzitutto, la centralità della Parola di Dio e dell’Eucaristia nella vita della Chiesa; poi, la fondazione di un’ecclesiologia di comunione, che qualifica la Chiesa come «il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano»; quindi, il rapporto di «simpatia» della Chiesa con il mondo, nella necessaria distinzione di compiti. Su queste basi fondative, il Concilio ha, inoltre, delineato la compiutezza della Chiesa particolare, nell’unità con la Chiesa universale, come luogo teologico nel quale la comunità testimonia la salvezza portata da Cristo a tutti gli uomini, valorizzando i carismi di tutte le componenti del popolo di Dio. Alla luce di queste acquisizioni, l’Azione Cattolica si è interrogata a fondo, per potervi corrispondere in modo non meramente irriflesso.

Nella convinzione, costantemente ribadita, che i frutti conciliari dovessero essere accolti nella loro «integralità», Bachelet – come ha intitolato la relazione presentata al convegno unitario dei dirigenti e degli assistenti diocesani del marzo 1966 – ha dato inizio all’«operazione»: Rinnovare l’Azione Cattolica per attuare il Concilio. Attraverso un paziente, ma anche travagliato, processo di coinvolgimento della base associativa, che si è concluso con un «referendum nazionale» che ha interessato tutte le giunte diocesane, e di consultazione dei singoli vescovi, che sono stati sollecitatati ad inviare «pareri», lo Statuto della «nuova» Azione Cattolica ha preso forma attorno alla scelta fondante – o, per riprendere un passaggio cruciale della Premessa, alla «finalità essenziale» – di carattere «religioso apostolico», che «comprende l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana delle loro coscienze in modo che riescano a impregnare dello spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti».

Lo Statuto ha assunto la tradizione più genuina della storia dell’Azione Cattolica, che, attraverso la testimonianza di santità e il servizio di dedizione di milioni di uomini e donne, ragazzi, giovani e adulti, ha contribuito «organicamente» alla missione della Chiesa, anticipando, anche in termini di consapevolezza diffusa, la significatività del ruolo dei laici nella vita della comunità ecclesiale, al quale la forma associata conferiva un valore aggiunto.

Più forte in questa maturazione e apparentemente più debole nelle sue strutture, l’Azione Cattolica con il nuovo Statuto ha ripreso il cammino, che, in questi quarant’anni, ha saputo arricchire di altre pagine vive.

http://www.dialoghi.net/index.php/2009/11/a-quarantanni-dalloperazione-concilio/
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